Intervista a Lidia Gomato

Sono spesso critica sulla situazione italiana dal punto di vista della Afasiologia, soprattutto in ambito teorico, tenuto conto di quanto prodotto negli ultimi 30 anni  nei paesi angolofoni e poco considerato in questa parte d’Europa.

Ho spesso stigmatizzato la mancanza di traduzione di testi in inglese, fondamentali per qualunque  logopedista osi porsi di fronte ad una persona afasica nel 2013 senza mettere mano alle Schede della Mayo Clinic.

E anche rispetto all’utilizzo dell’arte, sono stata spesso diffidente (anche su esperienze organizzate da me, preciso)

Ho spesso lamentato la poca riflessione in senso antropologico rispetto ad una situazione che, al contrario, va assolutamente e primariamente vista in un  prospettiva antropologica.

Ma come tutti i pressapochismi, anche i miei giudizi tranchantes, vanno rivisti.

In Italia esistono delle eccellenze.

Non c’è molto clamore intorno ad esse, lavorano seriamente, scrivono pubblicazioni, insegnano, sperimentano.

Forse per questo non se ne parla abbastanza, perchè chi sa fa, e non gigioneggia. 

Colpisce il fatto che Lidia Gomato ha iniziato il suo lavoro e studio molti anni fa, il che fa pensare che esistano gioielli nascosti nel nostro paese già da tanto.

E’ ora di tirarli fuori.

Perchè non esistono solo le aree di Wernicke, le scale standardizzate, le batterie di test, le percentuali di paralessie, i finti approcci pragmatici, lo Zoloft e gli antidolorifici…

Non esiste l’homo faber, che produce un tot di parole al minuto, che se non risponde è sempre perchè non “ha turbe della comprensione orale”, che non ha “sufficiente collaboratività per partecipare a un programma riabilitativo”.

A volte sottoponiamo ai test persone che hanno appena preso una botta in testa sbattendo contro una porta dell’ospedale e manco ci rendiamo conto che sono storditi e hanno un bozzo sulla testa e accade perchè i nostri occhi guardano gli item del test e non il bozzo (storia vera ascoltata anni fa e mai più dimenticata).

Esistono le persone, con i loro immensi casini di vita, le loro dinamiche familiari incistate da anni.

E se l’afasia irrompe nelle nostre vite disordinate, irrompe in un trionfo di complessità pregressa. 

Vogliamo che ci si mette davanti, ne tenga conto e prima di tutto ci guardi.

Ci osservi.

Osservi noi e i nostri piccoli e grandi bozzi.

Insomma, vogliamo il pane, ma anche le rose… 

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