E tornando alle avicole,  i ricercatori hanno ripetuto l’esperimento dopo aver bloccato i recettori degli animali per l’ossitocina, che si ritiene svolga un ruolo nel riconoscimento sociale e nei comportamenti materni. Hanno scoperto che questo ha fermato il comportamento consolante. Hanno affermato che la scomposizione del ruolo dell’ossitocina nell’empatia può aiutarci a comprendere e trattare meglio i disturbi psichiatrici, come la schizofrenia, nonché le disabilità dello sviluppo, come il disturbo dello spettro autistico, che sembrano essere correlate a un’interruzione delle capacità di una persona per rilevare e rispondere alle emozioni degli altri. I ricercatori hanno suggerito che ciò indica che l’ossitocina può migliorare l’impegno sociale nell’autismo.

E vuoi non migliorare la vita di tanti di noi?

Perbacco, si ma…chi siamo “noi”?

Gli studiosi ci dicono che molti tratti umani complessi hanno le loro radici nei processi cerebrali fondamentali che sono condivisi tra molte altre specie, il che ci permette di esplorare nel dettaglio i meccanismi neurali alla base delle risposte empatiche in un roditore di laboratorio con chiare implicazioni per l’uomo. Altri esperti hanno obiettivi ancora più alti per la ricerca sull’empatia e hanno persino suggerito che potrebbe contenere la chiave della nostra sopravvivenza. Jeremy Rifkin, Paul R. Ehrlich e Robert E Ornstein argomentano  con forza che l’empatia è stata il principale motore del progresso umano e che ne abbiamo ancora più bisogno se la nostra specie vuole sopravvivere.
Ehrlich e Ornstein vogliono che “entriamo a far parte emotivamente di una famiglia globale”. Rifkin ci chiede di fare il salto verso la “coscienza empatica globale”. Lo vede come l’ultima migliore speranza per salvare il mondo dalla distruzione ambientale, e conclude con la domanda “Possiamo raggiungere la coscienza della biosfera e l’empatia globale in tempo per evitare il collasso planetario?”