Cosa sto imparando dalla sofferenza

doodle Cosa sto imparando dalla sofferenza

  1. Per diventare responsabili della propria sofferenza, è necessario conoscere i termini del problema. Avere più informazioni possibili sulla situazione che stai vivendo (di cosa si tratta, quali sono le ipotesi per il futuro, quali gli accorgimenti adottabili…)
  2. Non c’è niente di più umano della sofferenza. Mai vergognarsene, piuttosto si può imparare ad essere protettivi verso se stessi e la propria sofferenza
  3. La malattia, quella fisica così come quella psichiatrica, è uno STATO, riguarda MOMENTI della vita della persona. Ci sono anche il carattere, i talenti, le qualità, le risorse. C’e’ SEMPRE una parte SANA che convive con quella malata. Non dobbiamo dimenticarlo.
  4. Le diagnosi sono definizioni che rischiano di coprire tutto e non far capire più nulla. Siamo tutti matti ? Certo siamo tutti sofferenti. Occorre provare a superare i vincoli linguistici che ci portano a parlare di MALATTIA e non di SOFFERENZA
  5. La MALATTIA così come la SALUTE è determinata da con-cause
  6. A volte è utile provare ad astenersi, fare un passo indietro. Non sempre il “dare/fare” produce la risposta positiva che vorremo
  7. A volte crediamo di aiutare, ma in realtà cerchiamo di tenere a bada le nostre ansie, nel comunicare con la persona che sta male. Dobbiamo imparare a riconoscere queste situazioni e dunque riconoscere le nostre emozioni. A volte stiamo semplicemente reagendo, le nostre sono vere e proprie REAZIONI, ma non ce ne rendiamo conto. Noi reagiamo quando non siamo in grado di RISPONDERE, perchè non abbiamo il governo delle nostre emozioni. Possiamo governare anche l’esperienza più dura, se governiamo le emozioni
  8. E’ utile, dopo una crisi/un conflitto con una persona in sofferenza, scrivere un diario di tutto ciò che è avvenuto PRIMA, per scoprire quale è stato il momento/gesto che ha scatenato tutto. Per imparare a sperimentare, la prossima volta, qualcosa di NUOVO
  9. Occorrono, per supportare persone in sofferenza, servizi non focalizzati sulla stabilizzazione, ma sul RECUPERO. A che servono servizi che non servono?