Ictus come Cambiamento 27.09.2013

20130927_164637-300x225 Ictus come Cambiamento 27.09.2013

“Quest’estate ho portato mio padre in campagna. Prima di avere l’ictus era abituato a passarci tanto tempo coltivando l’orto, imbottigliando il vino….. Ora invece era seduto fuori, sulla sua carrozzina, e guardava me che imbottigliavo davanti a lui. Gli ho chiesto “Sei contento di essere qui? Va bene?”. Cosa poteva dirmi? Mi ha guardato allargando le braccia. Era circondato da cose che un tempo gestiva con perizia e rapidità e ora non poteva che  guardare. Ho pensato alla domanda che gli avevo appena fatto. E’ una domanda che possiamo ancora fare? Cosa significa “stare bene”? Stare più o meno in modo stabilizzato ma comunque male? Va bene rispetto a un po’ peggio? O scoprire un nuovo modo di essere, una nuova qualità di vita?” Forse non possiamo piu’ farci questa domanda. Perche’ la risposta è banale e complessa nello stesso tempo.

L’Ictus ci cambia la vita. La cambia alle persone afasiche prima di tutto, ma anche ai familiari e anche a noi operatori che ci troviamo di fronte alla complessità di un intervento rispetto al quale si suppone siamo titolati come “problem solver”, senza che però sia chiaro su quali problemi possiamo effettivamente agire portando un cambiamento.E’ frustrante per tutti. Che cosa ci sto a fare? Cosa posso darti ?
Abbiamo tutti bisogno di dare un senso a queste esperienze. Di andare avanti e  costruirci un percorso che non per forza deve essere perfetto, laddove perfetto sarebbe che la persona si alzasse in piedi e se ne andasse a fare ciò che era solita fare. Ma il massimo cui aspirare.

Ne parliamo Venerdì 27 Settembre in una discussione aperta che si svolgerà online dalle 17.30 alle 18.30 sul tema “L’Ictus come cambiamento”

Partecipanti:

  • Barbara Viglioli (42 enne, genovese, impiegata, appassionata di viaggi, sportiva, con un papà afasico e in carrozzina dal dicembre 2012 che vive presso il proprio domicilio assistito da una badante)
  • Anna Bocchi (45 enne, infermiera presso un Centro di Riabilitazione genovese, futura Infermiera di Famiglia, amante dello sport e dell’aria aperta, iperattiva, con due figli e un marito grande)
  • Alessandra Tinti (46 enne, logopedista, appassionata di tecnologia e presidente di una associazione di volontariato formata da persone con afasia)

La discussione parte dal contributo di Barbara cui si aggiungono due professioniste e, speriamo, gli ascoltatori e naviganti, attraverso la ns pagina FacebookTwitter e mail.

Chiunque sia interessato al tema, persone con afasia, familiari e operatori può  intervenire rivolgendo domande o portando esperienze in tempo reale, inviando un semplice messaggio che verrà letto online.

Per chi se lo fosse perso, è possibile ascoltarlo in streaming:

audio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *