Scopo della Riabilitazione

La vulnerabilità/disabilità comunicativa è responsabile della riduzione dell’autosufficienza della persona che in qualche modo si trova a dipendere dagli altri ma ciò non deve necessariamente  implicare  la perdita dell’autonomia, cioe’ del potere decisionale e della libertà di scegliere.

Si può non essere più autosufficienti, ma mantenere una personale autonomia.

Nella cura della persona afasica l’obiettivo terapeutico è promuovere l’autonomia possibile della persona.

Significa restituire alla persona afasica la sua dignità, il suo ruolo sociale, le sue competenze relazionali, nell’ottica che NON  sia affetto da una malattia ma portatore di una condizione di vita che può essere migliorata attraverso gli strumenti della relazione.

Si tratta sempre di una metodologia che affronta la disabilità comunicativa in termini piu’ estesi ed ampi, che non può prescindere dalla persona afasica e dal suo contesto.

Ma “curare” un paziente con disabilità comunicativa non significa solo agire nei confronti del deficit afasico con razionali e rigorosi strumenti diagnostici e terapeutici (un approccio metodologico puramente teorico-intellettuale, fondato sull’individuazione dei problemi e la somministrazione della cura e’ insufficiente e inadeguato di fronte alla questione afasia) bensi’ da una parte esplorare le competenze potenziali della persona disponibili per il recupero e dall’altra  confrontarsi in modo continuativo e, in alcuni casi, per lunghi periodi, con problematiche non specificamente mediche, e con situazioni che esulano dal setting della pratica clinica “tradizionale”, ma coinvolgono un contesto relazionale piu’ ampio, familiare e sociale

In tal senso  l’intervento terapeutico  assume il significato del prendersi cura, nel quale “la relazione” diventa lo spazio naturale dove trovano espressione quelle componenti psicologiche, emotive, sociali e culturali del paziente, che rappresentano insieme a quelle squisitamente cognitive le reali risorse del paziente.

Una prima conseguenza operativa risiede nella necessità da parte di chi dispensa la “cura” di tenere nel giusto conto tutte variabili interindividuali (fattori biologici, psicologici e sociali) legate alla malattia, alla disabilità e alla loro gestione al fine di adeguare l’offerta di presa in carico alle caratteristiche soggettive di chi la chiede. Sono fattori che incidono durante tutto il processo evolutivo della malattia, ma incidono molto di piu’ nelle malattie croniche, in cui non vi e’ la certezza di una temporalità limitata, ne’ di una completa guarigione.

In tali malattie i vissuti emotivi, i processi di elaborazione e di adattamento, le aspettative del paziente, dei familiari e degli operatori interferiscono notevolmente con il  processo riabilitativo.

Esempio: Pensate all’idea implicita del “tornare come prima” che sta dietro quando si parla di riabilitazione: c’e’ in essa un interrogativo, una speranza, una meta e spesso un’illusione: E’ qui l’origine di una prima discrepanza tra la prospettiva del paziente e quella dell’operatore. Il paziente parte dall’idea di cancellare l’handicap e ripristinare la situazione antecedente; il terapista vede nella consapevolezza di quale sia  la realtà  il punto di partenza per iniziare a lavorare.